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A Tu per Tu con Sanda Pandza - Angela Orecchio - Wedding Style journalists

A Tu per Tu con Sanda Pandza

A Tu per Tu con Sanda Pandza

A Tu per Tu con Sanda Pandza

Non potevo che iniziare da una donna come lei il mio viaggio nelle interviste A Tu per Tu con gli esperti del mondo del wedding.

Una top wedding planner, una top woman, una top mum….Sanda Pandza. Più di 400 matrimoni in attivo e ancora la voglia di fare.

Tra i vicoli romani si racconta per voi, svestendosi dal ruolo di puntigliosa perfezionista per mostrarsi come realmente è: una professionista con un cuore grande. Un donna colta e umile che crede nella libertà come valore assoluto.

Riesci a creare i matrimoni da favola, ma tu credi nelle favole?

Le favole sono create dalla fantasia e dalla creatività degli essere umani perciò più che alle favole in per se, credo fondamentalmente nell’essere umano e nella sua capacità di immaginare.

Qual è la tua favola preferita?
Una donna con identità non deve per forza saper cucinare e pulire come Cenerentola, non aspetta che la scarpetta gliela riporti il principe azzurro, non si addormenta ingannata dall’invidia altrui. Ero da sempre molto scettica sull’immagine della donna che molte favole proponevano. Poi ho scoperto la favola di Amore e Psiche ed ho capito subito che era quella perfetta.

Una laurea in lingue, un passato da modella, un presente da wedding planner e per il futuro cosa dobbiamo aspettarci?
Programmo fin troppe cose nel quotidiano perciò mi piace pensare al futuro come un tempo nel quale farò le cose nuove, mai fatte prima. Di sicuro mi vedo in viaggio, è la mia passione da sempre e più in là, con la valigia posata su una bellissima spiaggia. Il mare non deve mai mancare nella mia vita, insieme agli affetti veri e in compagnia di un libro. Magari il mio, chissà.

Cosa ti ha attirato cosi tanto di questa professione?
Non l’avevo scelta, mi era capitata per caso, ormai tanti anni fa. E’ stato un amore maturato col tempo e quando ho realizzato veramente che aveva un nome e un cognome, ho capito che era quello che avrei voluto fare da sempre. La parte più bella è il rapporto che si crea con la coppia degli sposi con i quali, spente le luci della festa, spesso riesco a condividere i momenti belli anche nel dopo “e vissero felici e contenti”.

Qual è il matrimonio ideale da organizzare?
Sarei ipocrita se non dicessi la verità. Quello con il budget no limit. Via libera alla fantasia e alla creatività di tutti.

A chi ti piacerebbe fare da wedding planner?
Se fossi nata prima, avrei voluto lavorare per Liz Taylor. Lei sì che avrebbe impersonificato in pieno il concetto della fidelizzazione del cliente che nel nostro settore non esiste.

Quali sono le persone più difficili da convincere per una wedding planner?
Più che le persone singole, direi che ci sono a volte le situazioni difficili da gestire quando hai troppi interlocutori davanti e ognuno vorrebbe imporre la propria opinione. In quel caso bisogna essere delicati nel spiegare che la nostra figura professionale non è di ostacolo a nessuno ma di aiuto per tutti.

Wedding Planner ci si nasce o si diventa?
Il w-factor è qualcosa che bisogna avere dentro, fatto di passione, fantasia e di creatività. Poi viene il resto: l’apprendimento organizzativo e la capacità imprenditoriale con tutto quello che include.

Credi nel destino?
A questa parola si attribuiscono molti significati. Se dovessi darle un interpretazione come un insieme di inevitabili eventi con un finale prestabilito, allora dico di no. Perché c’è sempre una scelta da fare.

A cosa non deve assolutamente rinunciare una sposa?
A un buon marito.

Esiste un matrimonio perfetto?
Nel senso di unione o nel senso organizzativo? Alla prima ipotesi rispondo con un “no comment”. Alla seconda invece rispondo che si tratta di un cocktail perfetto con gli ingredienti giusti, dove non c’è mai un sapore che prevalga sull’altro. Ci deve essere l’armonia in tutto e per trovarla bisogna ascoltare i desideri degli sposi e saperli interpretare e distinguere ciò che è realizzabile da ciò che è impossibile.

Quali sono i lati del mestiere che non sopporti e cosa adori?
Ci sono tanti aspetti che adoro nel mio lavoro, incontro ogni giorno mille volti dell’amore che mi arricchiscono soprattutto come persona. Quello che non sopporto è l’arroganza del potere dei soldi. Il “pago – pretendo” con me non funziona. Divento Narnia.

L’Italia è in crisi economica, sociale, personale. Secondo te si può ripartire dall’amore per risanare il paese?
Le crisi sono necessarie per rompere degli equilibri non sani. Viviamo un momento molto difficile da molti punti di vista e se ognuno di noi si guardasse allo specchio e partisse da se stesso anziché accusare sempre l’altro, allora qualcosa cambierebbe di sicuro. Bisogna trovare l’amore per se stessi, la propria immagine interna, per poter riconoscere ed apprezzare quella dell’altro.

Perché la gente in un momento cosi critico dovrebbe affidarsi ad una wedding planner?
Oggi più che mai questa figura aiuta a risparmiare il tempo ed il denaro. Anche se il servizio svolto è una prestazione a pagamento, di sicuro il costo viene ammortizzato attraverso tanti aspetti e proprio questo è uno dei messaggi che deve essere spiegato bene agli sposi.

Tutti questi programmi tv sul mondo del matrimonio per te sono positivi o negativi?
Da un lato hanno aiutato a conoscere la figura professionale che fino a pochi anni fa non si conosceva affatto. Dall’altro lato raccontano una verità a metà e pertanto possono confondere il pubblico che percepisce questa figura diversamente da quello che è in realtà.

Ormai a voler fare i wedding planner sono tantissimi e a volte ci si imbatte in gente che si improvvisa. Cosa consigli tu ad una persona che vuole intraprendere quest’attività?
Mai peccare di presunzione prima di tutto. La prima tappa è riconoscere le proprie capacità, indagare il territorio sul quale si desidera operare, frequentare un corso di alto livello e poi affidarsi ai professionisti seri che la aiuteranno durante i mesi della prima infanzia professionale.

Come si riconosce un corso se buono o no?
Considerando che la vera base dei corsi è il racconto della prassi sul campo più che la teoria e pertanto è fondamentale verificare di chi sono i docenti del corso e qual’è il loro background lavorativo. Se i corsi sono tenuti da persone che non hanno mai organizzato gli eventi, c’è veramente poco da imparare.

Tu sforni ogni anno 70-80 wedding planner, in quanti riescono a intraprendere il mestiere e da cosa li riconosci?
La percentuale dei corsisti che poi proseguono è alta ma col tempo alcuni di loro si fermano per un periodo o rinunciano del tutto. La considerazione che faccio è che solo con il tempo ci si rende conto che si tratta di una professione molto impegnativa, che ti da tanto ma ti richiede altre tantissimo e non tutti riescono a seguire i ritmi molto serrati oppure realizzano che si tratta di un qualcosa più grande di loro e che magari hanno sottovalutato.

Quali sono le caratteristiche che deve avere una professionista del settore?
Fisiche direi! Gli occhi affettivi, la bocca onesta e le orecchie umili. Poi il cuore ci mette la passione, le braccia l’organizzazione, le gambe il problem solving ecc.

C’è invidia e competizione tra voi organizzatori dei matrimoni?
La competizione c’è in tutti i settori ed è un bene se fatta in modo pulito ed onesto perché ti può sempre rendere migliore. L’invidia è la figlia della stupidità e le persone che la provano, non riescono a dare molto agli altri perciò o cambiano, o si allontanano da sole. Le persone del nostro settore che frequento sono tutte persone davvero straordinarie, dalle quali imparo sempre qualcosa. La mia eventualmente è un invidia sana che trasforma le cose, non le distrugge.

La tua ultima creatura si chiama WIP, Wedding Italian Professional. Cosa ti aspetti dall’associazione. Parlarci del progetto?
L’idea dell’associazione è nata proprio dall’esigenza di dare una famiglia di appartenenza ad una professione che spesso si sente orfana. Attraverso una serie di regolamentazioni e un sistema di punteggio, gli associati si impegnano a mantenere un livello alto delle proprie prestazioni lavorative, basato sulla serietà e professionalità. L’associazione si è posta come obiettivo principale quello di far riconoscere la professione al livello nazionale.

Un aneddoto divertente?
A breve ce ne saranno molti. Non voglio dare nessun’altra anticipazione.

Un augurio per tutti?
Mai smettere di sognare.

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